Capitolo 1

Certo che sono proprio una figa. Nello specchio di camera mia vedo La Più Carina Della Scuola. Sembra una cosa da high school americana, ma è vero. Non mi sorprendo di essere amica di tutti a scuola, di avere il ragazzo più ambito e di essere promossa ogni anno senza impegnarmi più di tanto. E non lo dico perché sono vanitosa o perché mi sento superiore agli altri: è semplicemente vero. I prof amano la studentessa silenziosa e sorridente, i genitori giustificano gli errori della figlia bionda e tranquilla e i ragazzi impazziscono per la ragazza bella e (quasi) disponibile. Insomma, le uniche a cui non piaccio sono le primine con l'apparecchio e i capelli unti; ma quelle non le vedo, quando vado fuori con i miei amici. Posso permettermi di fregarmene di cosa pensa la gente.

Esco di casa sbattendomi la porta dietro le spalle e assicurandomi che i capelli siano al proprio posto. Non voglio che Federico mi veda spettinata. Salgo in autobus e mi mi guardo intorno: mi assicuro che tutti notino la maestria con cui mi sono stesa l'ombretto e la forma perfetta delle mie labbra. Alcuni si sentono intimiditi, altri mi divorano con gli occhi; altri ancora, addirittura, mi odiano. In ogni caso, tutti hanno una piccola ossessione per me. In città tutti mi conoscono, ho più di quattromila follower su Instagram e il settanta per cento di loro sono maschi. Per una ragazza in dubbio su se stessa, piacere ai maschi è la prova del nove. Più gli piaci, e più vali. Io, per esempio, valgo il settanta per cento di quattromila, ovvero duemilaottocento. Il mio ragazzo, allo stesso modo, vale duemilaottocento: è conosciuto in tutta la città, è invitato a tutte le feste e il settanta percento dei suoi quattromila follower su Instagram sono ragazze o pagine tipo @vip_di _treviso_. Sarà triste da pensare, ma è così che funziona: forse l'ho imparato troppo presto, ma poco importa.

Arrivo in centro: i miei amici mi stanno già aspettando da un po', e non si muovono finché non arrivo io. Ci sono Noemi, Carlotta e i rispettivi morosi, Seba e Nico. Non li chiamo mai per nome. Il mio moroso arriva più tardi, perché lui esce praticamente solo per bere. Saluto tutti quanti, con tre baci sulla guancia per ognuno. Noemi ha deciso di mettersi i pantaloni della tuta, per qualche motivo: diciamo che è una scelta coraggiosa. Carlotta invece ha l'eyeliner un po' sbavato e io spero di non dover essere la prima a farglielo notare.

-Ti vedo molto elegante!-commento l'outfit della Noemi, ridendo.

-Sì, guarda. Oggi sono presa malissimo, non hai idea. Proprio non ci sono per nessuno.

-Ma tranquilla, 'more. Anche io sarei uscita così, nei tuoi panni. -la giustifico con un sorriso a trentadue denti. La prossima volta che la vedo in pigiama le tolgo il follow su Instagram. Carlotta, invece, ha qualcosa da dire dei miei Uggs:

-Carini, quelli! Stanno stra bene con la gonna di jeans! Anche io ho gli Uggs nell'armadio, ma non li metto quasi mai. Dovrei, però: mi riportano in mente tutti i ricordi delle medie!

-La prossima volta che usciamo, avvisami, così ce li mettiamo entrambe per andare al Le Vip. -la liquido io.

Ora che è finita la sessione dei complimenti finti, possiamo andare a prendere uno spritz al bar dei cinesi. Lì ci facciamo un selfie dal basso in cui si vedono i doppi menti tutti insieme e lo postiamo nel mio account spam su Instagram. E fra uno spritz e l'altro, non si fa molto di interessante. Seba e Nico parlano delle persone importanti con cui vogliono lavorare dopo le superiori e di quanti soldi faranno appena potranno lavorarci; Carlotta e Noemi li guardano orgogliose e vanno su Instagram a guardarsi foto delle scarpe che compreranno con tutti quei soldi. Io non ho un moroso di cui andare fiera, perchè il mio non è ancora qui. Gli scrivo:

-"Dove sei?"

-"Sto prendendo il bus"

Non gli rispondo; guardo il messaggio e sbuffo. I morosi delle mie amiche hanno la macchina e le portano in giro pompando Capo Plaza dalle casse, mentre io prendo il bus da sola. Io, che valgo duemilaottocento, non dovrei fare queste figure da pezzente. Entro la fine del 2020 devo arrivare almeno a tremila, e lo stesso vale per Federico. Arriva, finalmente, dopo una ventina di minuti: mi bacia ancora prima di rivolgermi la parola e poi saluta gli altri. Si siede e ordina un Hugo per sè e per me. Io gli sorrido e lo abbraccio: non voglio che Carlotta e Noemi facciano gossip su chi lascerà chi fra un paio di mesi. Dopo la sua entrata scenica, inizia il giro di battute di cattivo gusto sulla vita sentimentale di altra gente conosciuta a Treviso: una tradisce il moroso, un'altra viene tradita, uno è fidanzato ma non innamorato e un altro ancora non riesce a mettersi con nessuna per qualche strano motivo. A me non interessa, ma rido lo stesso.

Torno a casa stanca e annoiata, sola al buio. Mezz'ora fa ero stanca e annoiata allo stesso modo, ma almeno adesso posso fare a meno di nasconderlo. In realtà è da un po' che non mi sento come una che vale duemilaottocento; i numeri stanno lentamente perdendo il loro valore. E per quanto cerchi di riconsiderarmi, non ci riesco mai. Non so cosa sia successo; so solo che la mia popolarità non mi basta più, mi serve qualcosa di più grande. Forse sto realizzando troppo tardi che essere conosciuti a Treviso non vuol dire nulla: per fare dei numeri veri, dovrei essere conosciuta almeno in tutto il Veneto. Ma questo vorrebbe dire che devo iniziare a fare qualcosa con me stessa, oltre alle foto seduta sul lavandino nel bagno della scuola. Che noia. Sarebbe più facile se tutti i miei problemi si risolvessero con i like tattici di quelli che vivono in centro, ma purtroppo la vita non funziona così.

Ho trovato. Per arrivare a valere tremila ed essere conosciuta anche fuori da Treviso, devo aggiungermi ad un gruppo di persone conosciute anche loro fuori da Treviso. Il gruppo in particolare sono i Puppets: le ballerine più brave viaggiano a Roma, a Napoli, addirittura a Milano. Io voglio essere conosciuta a Milano.

Mi iscrivo questo mese stesso.