Capitolo 3


Se mi pagassero per piacere ai prof, sarei milionaria. Non ho voti tanto alti, ma nessuno riuscirebbe mai a dare un'insufficienza a me. Mi viene facile non farmi sgamare, mentre guardo Instagram durante la lezione. Da poco più di una settimana, sono ossessionata per le pagine dei ballerini e i loro video. In classe non posso sentire la musica, ma posso guardare i passi. Posso anche illudermi di poterli imitare, o di poter fare qualcosa di simile durante le sfide ad allenamento. Non vedo l'ora che finisca la lezione, per poter continuare a guardarli. E invece no. La prof passa e mi vede:

-Paloma, conosci già le regole.

-Sì.- mormoro guardando il pavimento.

-Dammi il telefono.

Io non dico nulla: glielo do e la guardo mentre lo mette sulla cattedra. Ora posso solo immaginarmi i passi delle coreografie invece di vederli in video, ma non sono abbastanza esperta per inventarmeli. Posso sempre riprendere la coreografia che abbiamo fatto ad allenamento, in cui portiamo il busto in avanti, le braccia all'indietro e scendiamo sulle ginocchia. Me la ricordo a memoria. Posso riprendere addirittura il ritmo e la voce di J Balvin: "Yo te como sin beat, accappella, suave que la noche espera. Ya te encendì, como vela, y te apago cuàndo quiera". Mi piace troppo. Mando in loop tutti i passi dall'inizio alla fine: mi rivedo mentre blocco i gomiti dalle parti, cammino in avanti muovendo i fianchi e getto le braccia in giù. Immagino come porterei in fuori il petto a destra, in avanti, a sinistra e poi in dentro; come farei girare le mani l'una intorno all'altra, sopra la testa, mentre mi giro di spalle; come farei cadere il busto e la testa all'indietro.

Prima che me ne renda conto, suona la campanella. Io mi preparo lo zaino e corro a prendermi il telefono. Esco per prima e corro verso casa, così non devo più vedere nè la prof, né i miei compagni. Mi scrive Federico: "Oggi pomeriggio ci vediamo? Mi manchi". Non apro nemmeno la notifica, non mi va di rispondere: nel tragitto per casa mi farò venire in mente un modo carino per dirgli di no. Magari devo studiare, magari passerò cinque ore a muovere il culo in giro per casa; ma di sicuro non voglio più perdere tempo con lui. Un giorno dovrò lasciarlo davvero, ma quel giorno non è oggi. Oggi mi metto davanti allo specchio in bagno e mi metto a ballare, anche se non so farlo. Lui non mi ha mai dato molto, quindi io non gli devo nulla. Ha sempre detto di amarmi, di andare fiero di me, ma se c'è qualcosa che lui prova per me, è la paura di rimanere da solo; e lo stesso ho sempre fatto io. Non abbiamo mai condiviso una passione o un obiettivo, perché nessuno di noi ne ha mai avuti. A lui è sempre piaciuto uscire a bere, e a me è sempre piaciuto farmi foto un po' sconce da mettere nelle storie di Instagram con una canzone di Ozuna in sottofondo. Ora io ho qualcosa di interessante da fare e lui no: dovrò trovare qualcuno che a sua volta abbia degli interessi, o alla peggio rimanere single per un po'. Non penso che farebbe male né a me, né a Federico. Tanto ho sempre saputo di essere solo un trofeo per lui, non mi interessa se rimarrà male. Gli scrivo:

-"Ehi, scusa se rispondo solo ora".

-"Tranquilla. Ci vediamo allora?"

-"Oggi non riesco, ho una verifica domani e non vorrei scendere ancora di media in spagnolo. Se vuoi questo weekend".

-"Vedo se riesco, perché la sera ho una festa. Se vuoi ci andiamo insieme".

-"Ci sta, ci sta. Poi scrivimi per orari, prezzi et cetera".

-"Certo amore".

Sono bravissima a mentire, ma la cosa non può andare avanti a lungo.