CAPITOLO 4

Non ho voglia di andare a quella festa, non ho voglia di vedere Federico o di far finta di non sapere che i suoi amici vogliono provarci. Non ho voglia di sorridere alle loro morose e rispondere ai loro complimenti finti. Per dire, non ho neanche voglia di bere; però devo andare lì e parlare a Federico. Magari una festa non è il contesto giusto per lasciarlo, ma io ho un piano perfetto: sarà lui a lasciare me. Io so essere abbastanza insopportabile per far impazzire una persona nel giro di anche solo una sera, quindi se tutto va bene dovremmo terminare oggi. Magari funziona, come nei cartoni. Ma alla fine poco importa come ci lasciamo; a me importa andaremene e basta. Federico non è più una mia priorità, e voglio che smetta di pensare di esserlo. Ora la mia priorità è una: io. E per me devo fare due cose: mantenere una media decente a scuola e migliorare ogni giorno nel ballo. Non voglio che il ragazzino alcolizzato della situazione mi metta i bastoni tra le ruote.

Arrivo alla festa e mi sorprendo di essere quella vestita meglio. Vedo Federico e lo saluto; tutti i suoi amici mi salutano e mi dicono che sto benissimo. Lo so già, che sto benissimo, che senza che me lo dicano loro. Sorrido e vado a prendere da bere, mentre Federico mi segue:

-Come stai? -chiede.

-Non male, dai. Forse sono solo un po' stanca, ma nulla di che.

-Idem.

-Avrei preferito rimanere a casa tua a guardare un film e poi dormire da te, ma so che a te piacciono tanto le feste...

-Guarda che se me l'avessi detto avremmo potuto organizzarci come volevi tu.

-No, no. -lo interrompo- Volevo accontentarti.

Lui non risponde. Spero che essere passivo-aggressiva basti a farlo stancare di me; altrimenti posso tranquillamente passare ad essere gelosa e disperata.

-Cosa vuol dire che volevi accontentarmi? -chiede lui- Io sarei venuto qui comunque.

-Sì, lo so. Però non mi piace che tu sia a una festa come questa da solo...

-Perché?

-E' pieno di ragazze. Tu sai quanto vali, e lo sanno anche loro.

-Da quando sei gelosa?

-Da quando ho visto come guardi le mie amiche, per esempio.

-Perché, come le guardo?

-Sembra che tu ti voglia far allattare. Ecco come le guardi.

-Giuro che è la cosa più stupida che abbia mai sentito.

-Giura su quello che vuoi, ma io so la verità.

-Quale verità?

-Che corri dietro alle altre come se io non fossi abbastanza. Io sono anche troppo per te.

-Tu non sei mai stata gelosa. Tutto d'un tratto sono diventato un bastardo traditore e bugiardo? Mi fa strano.

-Beh, tu mi dai motivo di essere gelosa. Vorrei sapere anche io perchè sei cambiato così, da un giorno all'altro.

-Secondo me c'è qualcosa sotto.

-Tipo?-chiedo io, incrociando le braccia.

-Non lo so, dovresti dirmelo tu.

-Perché vuoi cercare di psicanalizzarmi?

-Perché ti conosco. La gelosia non è mai stata un tuo problema.

Io lo guardo per un attimo. Non gli rispondo perché non so che dirgli. Non ho più voglia di fingere, è stancante. Ho finto la persona che sono e quello che voglio per sedici anni di vita: ora non ne ho più bisogno.

-E' vero. Non sono gelosa, anzi: se tu ora ti trovassi un'altra, sarei solo contenta per te. Quello che in realtà volevo dirti è che sto crescendo e per questo penso di dovermi allontanare da tante persone: tu sei il primo della lista, a seguire i miei amici e i miei conoscenti. Il problema è che in tantissimi sono disposti a dirmi che sono brava e figa e talentuosa, appena mi lamento della stronzata più piccola. Tutti sono pronti a dirmi che valgo ma nessuno mi chiede mai di dimostrarlo: ora io lo sto chiedendo a me stessa, e ancora non trovo una vera risposta. Non la trovo né in te, né nei miei amici, né nei seguaci su Instagram. Penso di dover mettere da parte tutte quelle bugie, anche se suonano bene quando ho bisogno di sentirmi valorizzata.

Lui non risponde. Mi guarda e tace, passandomi la mano sul viso.

-Prenditi il tuo tempo. -dice, e se ne va. Io lo guardo camminare e rimango in piedi sul marciapiede, ferma al freddo. Non ho tempo, spazio o motivo per piangere: vado a casa e basta.